Il core giapponese scende sotto il 2%, ma la BOJ resta incastrata fra sussidi, yen debole e petrolio caro
L'headline rallenta, ma non perché la pressione di fondo sia sparita. Per Tokyo il problema non è solo dove va l'inflazione, ma quanto il dato sia alterato dagli interventi pubblici.
- L'headline rallenta, ma non perché la pressione di fondo sia sparita. Per Tokyo il problema non è solo dove va l'inflazione, ma quanto il dato sia alterato dagli interventi pubblici.
- Categoria: Finanza.
- Fonte principale: Reuters.
Reuters riferisce che l'inflazione core giapponese è salita dell'1,6% a febbraio, sotto il target della Bank of Japan per la prima volta dal 2022, soprattutto per effetto dei sussidi su energia e carburanti. La misura che esclude sia alimentari freschi sia fuel resta però al 2,5%, segnalando che la componente più strutturale continua a tenere molto più dell'headline.
Per la BOJ il problema diventa anche comunicativo. Con lo yen debole, il petrolio reso più caro dalla crisi mediorientale e l'impatto dei sussidi che abbassa artificialmente il termometro, spiegare ulteriori rialzi dei tassi richiede distinguere con grande precisione fra inflazione osservata e inflazione sottostante.
Sul fronte finanza il punto non è ripetere la cronaca, ma capire se il mercato stia misurando soprattutto sostenibilità, costo del capitale e credibilità dell’esecuzione. Nel perimetro bank of japan, sussidi energetici e lettura distorta dell'inflazione, Aion legge qui un indizio che va oltre il fatto singolo. I segnali su Bank of Japan, Giappone, inflazione suggeriscono che il mercato leggerà questa storia soprattutto come test di tenuta e direzione. Non è ancora una svolta definitiva, ma è il tipo di movimento che cambia il modo in cui il dossier viene letto.
Quando lo Stato abbassa il numero finale, la banca centrale deve decidere se è scesa davvero la febbre o solo il display.